Irene Serini
Caleidoscopic*

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“Michelangelo è un bambino che al mare non faceva castelli di sabbia: lui faceva il vulcano…”. Inizia così, con l’ingenuità di una costruzione creata da piccole mani, il percorso di Anita e gli altri, in un racconto schietto e coinvolgente. L’attesa che smussa gli angoli del cuore, l’ironia dissacrante ispirata dalla follia, il transitare ai confini della propria identità in una costante scoperta, il sesso, l’amore, l’amicizia, la tenerezza e la spietata ignoranza sono le coordinate di un volo, senza ali: a braccia aperte.

 

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Prima della morte di mia nonna è successa un’altra cosa.
Una cosa che non avrei mai pensato possibile, non l’avevo nemmeno mai fantasticata.
Perché questo è in fondo, no?
Ché la fantasia tu pensi sia una zona mentale anarchica, e invece non è mica vero, anche la fantasia ha i suoi paletti, le sue zone d’ombra in cui non ti va di entrare, perché senti che rischieresti di cadere in un buco, profondissimo.
Così stai naturalmente lontano da certe situazioni che giudichi a rischio.
La vita però prima o poi, t’incula.
Perdona, ma è così.
T’incula quando non vuoi.
Perdona, ma è così.

(Tenermi sotto controllo, dominarmi, fare ordine nel mio caos, dividendo tutto in categorie ben definite, cercare insomma di essere superiore al mio inconscio grazie al dominio dell’educazione e della regola sociale… è stata un’illusione, che nel corso della vita, più di tutto, mi ha allontanata da me stessa).

Detto ciò… Ho incontrato una persona, e mi sono innamorata.

 

Caleidoscopic*?
Difficile definirlo…
Racconto lungo?
Romanzo breve?
Testo teatrale (in potenza forse)?
Soggetto cinematografico (idem)?
“Letterona” mai spedita?
“Scrigno” pieno di pietre preziose? Boh.
Caleidoscopic* è una specie di viaggio breve, una gita fuori porta di un paio d’ore.
Ma è anche il figlio nato da un incontro mancato, da un amore non voluto.
È la necessità di affrontare argomenti a testa alta e col sorriso, argomenti taciuti, taciuti, e ancora perennemente taciuti (al di là di latitudini e longitudini, credo).
Ed è quindi un luogo dagli infiniti spazi bianchi, in cui risiedono parole “mancanti”.
In questo bianco così presente, questo bianco “dominante”… chi per un attimo rinuncia a scrivere (io), insieme a chi per un attimo non ha nulla da leggere (tu), può sentirsi libero di pensare ciò che vuole.
Pensare e sentire.
Ché sentire è sinonimo di provare, ma provare è contemporaneamente la parola usata per ogni nostro tentativo.
Ché ogni tentativo, andrebbe incoraggiato(?)!

In ultimo la cosa più importante, ovviamente quasi incomprensibile:
il segreto, sta nell’ asterisco.

Irene Serini

 

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foto © Federica Pezzoli


Irene Serini

Irene Serini è nata a Trieste nel 1975. Nel 2002 si diploma alla Scuola del Pic colo Teatro di Milano e vince il Premio Hystrio alla Vocazione, inizia così la sua carriera d’attrice che la vedrà diretta da Luca Ronconi, Serena Sinigaglia, Tonino Conte e molti altri. Nel 2005 viene pubblicato il suo primo libro, “Racconti in Bilico”, da cui è stato tratto un monologo teatrale: “Bilico”, interpretato da Carmen Panarello e diretto da Nicola Alberto Orofino.
Nel 2009 mette in scena “Moana Porno-Revolution”, monologo di cui è autrice e interprete, che debutta al Teatro Litta di Milano con la regia di Marcela Serli. Ancora insieme a Marcela Serli e a Davide Tolu nel 2011 fonda Atopos, compagnia teatrale che indaga sul gender e il cui primo lavoro, “Variabili Umane”, vince il Premio Alle Arti Sceniche Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti”.
Il suo sito è: www.ireneserini.it

Irene Serini, Caleidoscopic* (collana Narrativa)
© Scrimm Edizioni 2013
ISBN 978-88-98547-02-9

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