Caleidoscopic*
Laura Caruso: “è per me complicatissimo parlare di questo romanzo”

È per me complicatissimo parlare di questo romanzo.
Complicatissimo perché racconta di luoghi che fanno parte dei cambiamenti della mia vita, la Sicilia, Milano, Trieste; complicatissimo perché se conosci l’autrice non puoi fare a meno di avvertire il materializzarsi dei personaggi che, pur di fantasia, hanno sembianze di persone reali che conosci; complicatissimo perché conosco sulla mia pelle il significato, desiderato e sconosciuto, di essere un oggetto di amore qualsiasi, chiunque tu sia, l’amato di cui non t’imbarazzi, l’amato “come gli altri”, di cui sei orgoglioso.
Ho pianto, poi riso e ancora pianto, e credo che le cose che hanno davvero senso sono proprio quelle che ti fanno ridere, o piangere.
Ecco che cos’è: una storia d’amore qualsiasi, anche se abbiamo tutti molte resistenze e ci vien comodo pensare che ci siano storie d’amore inconsuete, incredibili, impossibili.
Una donna che s’innamora di un uomo che è diventata una donna, fa ridere, no?
“Questa persona si chiama Lucia ed è una trans. Ti fa ridere? Ti sembra stupido? Non chiudere il libro. Per favore…”
E vale la pena di non chiuderlo, questo libro, e leggerlo, senza fermarsi, tutto insieme, così.
“Jan Morris. È stata un militare inglese. Poi un reporter della National Geographic. Si è sposato. Ha fatto figli. E poi è diventata donna. Che ridere ah?”
Che ridere.
Ogni volta che l’autrice ci racconta qualcosa che “normalmente” fa ridere ce lo ricorda: che ridere, eh? E fa bene, perché ci fa pensare alle cose per le quali ridiamo. Come in certe culture lontane, si ride per imbarazzo, e ci imbarazziamo perché ci pare che altrimenti gli altri si potrebbero accorgere che in realtà siamo anche noi esattamente come quelle persone così apparentemente diverse, dalle quali ci sentiamo in dovere di prendere le distanze.
Distanze che non esistono, e che in questo romanzo, parola dopo parola, vengono accorciate, decostruite, azzerate.
È una storia d’amore come tutte le altre, e lo è perché i protagonisti sono persone come tutte le altre.
Anche se non sembra.
E non fa ridere, o se fa ridere, non è per questo motivo.

Laura Caruso
Consulente e formatore aziendale
Transgender

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